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Chi sono?

Mi chiamo Marco Coscione e sono nato a Genova nel novembre del 1980...

Finito il liceo scientifico, mi sono iscritto al corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche della Facoltà di Scienze Politiche di Genova, con la speranza di poter allargare i miei limitati “orizzonti genovesi”. 


L’Università in quanto tale, ossia soprattutto come istituzione, ma anche più in generale i professori (salvo qualche rara eccezione), non sono stati di grande aiuto a tale scopo. Tuttavia, grazie ad un bellissimo anno di studio all’estero, con la borsa Socrates-Erasmus, ho cominciato a capire che le cose potevano andare diversamente. Questi nove mesi sono serviti tantissimo... era il terzo anno accademico, ottobre 2001-luglio 2002, ed alla fine della mia carriera universitaria è risultato anche l'anno più istruttivo e quello durante il quale sono cresciuto maggiormente. Con me la mia coscienza giovanile, di studente ma anche di cittadino, italiano, europeo ma soprattutto del mondo.  

 


Finita questa esperienza all’estero mi mancava ancora un anno per gli ultimi esami e la tesi di laurea. Ed è proprio in questo periodo che scoppia la mia passione per il continente latinoamericano. Mi convinco a scrivere la tesi in “Storia delle Americhe” e scelgo un tema molto interessante ed abbastanza particolare: il ruolo degli Stati Uniti nelle dittature latinoamericane dal 1823 agli anni settanta, soffermandomi sui casi cileno (1973-1989) ed argentino (1976-1983). L’idea è nata consultando il sito del NATIONAL SECURITY ARCHIVE, della George Washington University, un archivio che raccoglie moltissimi documenti, ormai declassificati, su decenni di “guerra sucia” (sporca) condotta dai governi statunitensi in tutto il mondo, dall’Asia all’America Latina...  


È stato un lavoro interessantissimo, che mi ha appassionato molto e che lentamente ha fatto riaffiorare tutti i ricordi di quel lontano luglio 1998, passato a Cuba a lavorare nei campi di canna da zucchero ed agrumi con una “brigada de trabajo” organizzata dalle tante associazioni di Amicizia con Cuba di tutt’europa. Allora ero partito con un gruppo di amici, grazie al circolo di Genova. In totale eravamo 40 italiani, circa 200 europei, persino un ragazzo dal Lussemburgo, l’unico! Un’esperienza caraibica che si andava sommando a quella di due anni prima nell’isola di Guadalupe: anche qui sono rimasto per tre settimane facendo uno scambio culturale con altri giovanissimi come me... 


Questo scambio faceva parte del programma “Gioventù per l’Europa” ed in questo caso l’appartenenza dell’isola alla Francia ci ha permesso di conoscere già all’età di 16 anni una delle caratteristiche fondamentali dell’America Latina e dei Caraibi in generale: le sue grandi contraddizioni, come le case di cartone o lamiera ma con TV, stereo e spesso parabola, e l’enorme disuguaglianza tra ricchi e poveri. Da allora nella mia breve esperienza di vita i richiami all’America Latina non sono mai mancati: dalla musica (ascolto prevalentemente quel filone jamaicano che dallo ska passa attraverso il rocksteady, il calypso, il reggae fino al dub e alla dancehall, ma non disprezzo per niente salsa, merengue, cumbia, son e altro ancora... il folkore andiro per esempio) che ancora oggi mantiene forte il mio doppio legame Europa-America Latina; alle letture, passando per incontri casuali ma estremamente interessanti (vedi Dario Azzellini) che stanno mantenendo forte il mio interesse per quella terra nella quale più di 500 anni fa un mio concittadino di nome Cristoforo s'imbattè del tutto casualmente... Da allora il detto “non accettare caravelle dagli sconosciuti”...  


Dopo essermi laureato nel gennaio 2004, ho cominciato alcune esperienze nel Comune di Genova, che mi hanno aiutato ancora ad allargare le mie conoscenze ed i miei orizzonti da un diverso punto di vista, questa volta dentro della stessa città nella quale ero nato e vissuto da sempre. Mantenendo quindi un piede sempre in Europa. Nello stesso tempo svolgo il Servizio Civile come obiettore di coscienza (il 2004 è stato l’ultimo anno di servizio militare obbligatorio!) nella Cooperativa di Commercio Equo della mia città, La Bottega Solidale. Un’esperienza faticosa, a volte stressante, ma utilissima ed estremamente coinvolgente: in questi dieci mesi è cresciuto il mio senso critico per quanto riguarda un consumo più responsabile ed ho capito però che il modo migliore di attuare un vero consumo critico è quello di non consumare... non è poi così difficile, ve lo assicuro! Ho conosciuto meglio la realtà delle cooperative sociali, cercando di comprenderne le difficoltà, evidenziandone gli errori, sostenendone gli ideali e le lotte di ogni giorno, ma trovandomi spesso in disaccordo con molti aspetti che da una cooperativa sociale non ci si aspetterebbe. Tuttavia i miei orizzonti si allargavano sempre di più e soprattutto andavano via via delineandosi verso una direzione, quella presa con la tesi di laurea. L’America Latina stava marcando il mio futuro, ne ero certo, ma nel frattempo vagavo in quella generazione di genovesi che hanno vissuto le manifestazioni contro il G8 e per un altro mondo possibile. Ero uno dei tanti che non sono scappati dalla città durante quei giorni e sono uno dei tanti che stanno vedendo Genova cambiare, piano piano... Che vedeno una Genova sempre più multietnica, sempre più ricca (in tutti i sensi) di immigrati, tantissimi dall’America Latina: gli equadoriani sono addirittura 20.000, tanto che da poco è stato creato un consolato dell’Ecuador anche a Genova.La maggior parte di loro provengono da Guayaquil, città di porto sulle rive del Pacifico... dicono che si assomigli molto a Genova ed è per questo che molti equadoriani la scelgono come meta per un destino migliore, che spero possano incontrare. 


Ma che fare con il proprio paese d’origine? Perchè non cambiare le cose li? Mi viene in mente un titolo emblematico di un articolo che leggevo su “El País”, durante l’esame di Spagnolo all’Università. Questo articolo parlava proprio dei flussi migratori che dall’Ecuador arrivano soprattutto in Spagna ed Italia e si intitolava “el último apague la luz”, emblematico veramente... E faccio parte della cosiddetta “generazione stage”, che vede le imprese private così come le istituzioni pubbliche “servirsi” di giovani carichi di voglia di fare e di entusiasmo per brevi periodi senza retribuzione o rimborso spese e senza poi offrire nessuna interessante proposta di lavoro. 


Tra frustrazione e voglia di conoscere si mantiene vivo l’interesse per l’America Latina, l’unico continente nel quale, a mio modesto parere, possa crescere qualcosa di veramente diverso. Siamo vicini alla svolta: è il luglio 2005 e la mia domanda di Servizio civile volontario all’Estero è stata accettata.  A novembre, dopo 3 mesi di formazione in Italia, parto per Santiago de Chile... adesso è da qui che scrivo. Il 23 novembre sono arrivato nella capitale cilena, ed ormai sono più di tre mesi che vivo e lavoro qui con l'Associazione Papa Giovanni XXIII come educatore in una casa di accoglienza per "chiquillos en riesgo social" come li chiamano qui. Ma anche collaborando con la "Red Chilena de Objeción de Conciencia" e quindi apportando moltissimo grazie alla personale esperienza italiana.

 

Dal 24 al 29 gennaio ho partecipato al Foro Sociale Mondiale di Caracas ed al Secondo Foro Sociale delle Americhe... qui capisco concretamente che la mia vita sarà sempre legata a due continenti, quello europeo e quello latinoamericano. È soprattutto dopo questa esperienza che mi sono deciso a realizzare questa pagina web. È un sito personale che spero risulti interessante per i contenuti che riuscirò ad offrire, ma soprattutto spero di avere le forze per mantenerlo sempre aggiornato e chissà un giorno per trasformalo in qualcosa di più accattivante, in un progetto che coinvolga più persone... la sfida è appena cominciata!  


Alla prossima...

 

la prossima è arrivata... da ottobre 2006 a maggio 2007 ho svolto il Volontariato Europeo presso l'ONG "Coopera" di Logroño, La Rioja... un'ottima ONG per crescere ancora e capire meglio il mondo delle ONG... ma anche per poter tornare in America Latina, questa volta come Coordinatore del gruppo di volontari del campo di lavoro. A Tarma, nella regione di Junín, nel bel mezzo delle Ande... semplicemente fantastico. Che voglia di tornare. Li abbiamo collaborato con la ONG contraparte "Asociación Civil Estimulación".

 

Al mio rientro in Europa comincia una nuova avventura: torno a studiare. "Master Oficial en América Latina contemporánea y sus relaciones con la UE: una cooperación estratégica", dell'Università di Alcalá de Henares (UAH) in collaborazione con l'Instituto Universitario de Investigación Ortega y Gasset de Madrid. È stata un'esperienza difficile, ma mi ha aiutato un sacco, soprattutto a capire la grande ipocrisia europea nelle relazioni con l'America Latina. Soprattutto il caso spagnolo.

 

Nei mesi di luglio ed agosto del 2008 torno in America Latina, questa volta America Centrale, grazie ad un programma di cooperazione della UAH. Due mesi lavorando nell'Alcaldía di Tecoluca (EL SALVADOR), nell'organizzazione dei vari attori che (si spera) collaboreranno nella gestione del "Parque Ecoturístico León de Piedra". Un'ottima occasione per capire come funzionano le cose dal basso, con le associazioni di giovani, di donne, con le associazioni dei vicini o i comitati di salute di quartiere... il contatto diretto con la terra, la produzione agricola sostenibile. La gente di CORDES (la ONG contraparte) è incredibile e con molte storie vissute da raccontare...

 

Da metà settembre 2008 lavoro nella "Secretaría General Iberoamericana" (SEGIB), altra storia, altra prospettiva, "otro rollo", ma sempre molto formativo... vediamo fino a quando e dove...

 

Un'altra volta, alla prossima...

 

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Con questo lavoro sono stato un mese a Santo Domingo, esperienza interessante e stimolante... alla fine "agotadora". Non avevo proprio voglia di tornare in Europa e adesso scrivo un'altra volta da Santiago de Chile. Che bello ritrovare "mi gente", "mis amigos"... vamos a ver lo que trae la suerte por estas latitudes...

 

Tornare in Cile non è stato facile... senza lavoro all'inizio mi sono concentrato nella promozione di "América Latina desde Abajo" e la cosa è andata bene... il libro è piaciuto molto; e, soprattutto in Cile, dove non si pubblica molto è stato accolto con buone critiche... soddisfatto... nel frattempo ho fatto domanda di borsa di studio per cominciare un dottorato, ma purtroppo non me l'hanno data... e quindi, PLAN B. Tornare a Santo Domingo, per lavorare a FUNGLODE in un ricerca sulle esperienze di commercio equo nel pase. Adesso vi scrivo da Santo Domingo, due giorni dopo essere arrivato (2 de abril de 2010). Vedremo come sarà...

 

27.02.2010 una data da ricordate per il Cile, un FORTISSIMO TERREMOTO, 25 anni dopo l'ultimo più forte, ha scosso tutta la zona centrale del paese. Non potrò mai dimenticarlo... purtroppo.

 

Santo Domingo... vi scrivo ad un giorno dall'uscita del mio ultimo libro, la ricerca per la quale sono venuto a vivere a Santo Domingo: "Comercio Justo en la Republica Dominicana: cafe, cacao y banano", un lavoro interessantissimo, in un periodo di dibattiti accessi sul futuro del paese... ma quanto é difficile vivere qui: consumismo, tabus sessuali, troppa religiosità, bigottismo, falsa e doppia morale... en fin... demasiado...  

 

 

 
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